lunedì 18 luglio 2011

Un castello da difendere coi guanti e col cuore.

Un amico sostiene che quello del portiere non è un ruolo. Io preferisco la teoria di Darwin Pastorin: "Quello del portiere è il ruolo più folle, più romantico e letterario del calcio. Chi gioca tra i pali possiede qualcosa in più..", o in meno, a seconda delle circostanze.

Quando penso al romanticismo nel calcio, mi viene tosto in mente il Sud America, e la voce sofferta, straziante, urlata, fino al limite della ghirba, di quei tifosi scalmanati che sono i telecronisti delle tv sudamericane. Veri poeti dell'azione calcistica. Sto seguendo la Coppa America 2011. Per necessità, ma anche con grande piacere, in live-streaming dalle tv di cui sopra. Dopo l'ennesima parata di Justo Villar, "goleiro" del Paraguay, nella partita con il Brasile, questo novello Virgilio dello sport ha detto:"..la porterìa es un castelo sin puertas, que se defiende con guantos y corazòn..". Un distico per riassumere magicamente la posizione di Pastorin.
A completare il Pastorin-pensiero sui portieri, ci ha pensato Jorge Valdano, ex-compagno di reparto di Maradona nell'Argentina Mundial dell'86 nonchè scrittore di racconti. In uno di questi, fa dire al padre del protagonista come secondo questi "i portieri fossero mezzi imbecilli". E ci sta tutto.

In questa Copa America dei Messi, Pato, Sanchez e Falcào, il ruolo centrale lo stanno giocando proprio i portieri che "stanno in porta con degnazione insolente..con aria oltraggiata e oltraggiosa" (Primo Levi, La tregua). Con il loro agire di cuore, classe, tecnica e coraggio, o con le loro sconsiderate e scellerate azioni, hanno deciso le quattro gare dei Quarti di Finale. Nel bene:

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E, loro malgrado, da oggi nei nostri cuori e negli smarriti occhi. Non potremo dimenticarli:

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mercoledì 10 febbraio 2010

Predestinati: Gabriel Ferrari, Fabio Visone e "i grandi numeri".

La mitologia vittimistica foggiana: roba per Giacobbo e carne al fuoco per il suo Voyager. Preziosi tasselli di un mosaico infinito si sommano beffardi sulle rovine dell'U.S. Foggia e dei suoi sostenitori. Dopo Federico Melchiorri, che, a onor del vero, continua a non buttarla dentro confermando la sua ferrea volontà di voler a tuti i costi meritare la qualifica di "predestinato", ecco fare capolino timidamente un nuovo membro della categoria: Gabriel Enzo Ferrari. Ricalcando la pista battuta dal già citato Oliveira Barroso, è lui il nuovo e lapalissiano esempio della teoria secondo cui a Foggia tutti banchettano lietamente, tranne i foggiani.
La carriera Di origini italiane ma nato negli States, l'enfant prodige cresce calcisticamente nei New York Red Bulls (ex-Metrostars), prima di passare l'Oceano e sbarcare a Genova, sponda blucerchiata. Riesce addirittura ad esordire contro l'Inter in Coppa Italia (gara terminata 0-0, 1° febbraio 2007). Poi scende di categoria per la normale gavetta. Di lui si parla un gran bene, si mette in mostra soprattutto per il suo dribbling (che a Foggia nessuno ricorda). Va a Perugia, dove collezionerà 14 caps, segnando la bellezza di 1 gol. Il ragazzo necessita di una piazza più calorosa, qualcuno che lo accolga e lo aiuti a sbloccarsi. E' d'uopo il passaggio al Foggia, dove dovrebbe raccogliere l'eredità e il ruolo di fromboliere che fu di Germinale. Gioca molto, 14 presenze, prima di essere inspiegabilmente ceduto alla Ternana (il ragazzo è evidente sensibile agli umbri colli). Di lui si ricorda soprattutto la scazzottata immotivata a Giulianova e il tabellino delle marcature: ben 0. Il futuro è in discesa.
L'ovvio Le Moire vogliono che il suo esordio con la Ternana sia al Pino Zaccheria, stadio dove da tempo immemore gioca le partite casalinghe l'U.S. Foggia. Ferrari parte titolare, indossando addirittura la maglia numero 10. Ed inevitabilmente, con un tiraccio da oltre 20 metri, la butta dentro. E' il gol dello 0-2. Il gringo, in segno di rispetto verso i tifosi che non l'hanno mai considerato, non esulta (forse temeva violente reazioni, non a torto).
L'Anti-Ferrari Acquistato nell'ultimo mercato di gennaio, a Foggia approda il centrocampista ex-Sambenedettese Fabio Visone. Viene presentato come esterno di centrocampo. In carriera, 138 presenze e 6 reti. Un ruolino da terzino, pù che altro. Devo dire che ero piuttosto scettico. Palesemente, Visone non è un uomo dal cuore di piombo, e la sua doveva dirla. All'esordio nella partita di cui sopra, indovina un rasoterra incrociato da 25 metri, una sassata alla Stankovic: è il gol dell'1-2.
Piccola nota statistica Restiamo in tema di Foggia - Ternana. Davanti al pubblico amico non si perdeva con gli umbri dal '71-'72.
Era il campionato di Serie B, finì 0-1. Di più, non prendevamo due gol, in casa, da due anni prima: un 3-3 sempre in serie B. Ma questa è un'altra storia, che aspetta Giacomo "Jack" Bindi per essere scritta..

mercoledì 13 gennaio 2010

Predestinati: Federico Melchiorri

All'interno della mitologia vittimistica (peraltro spesso confermata dai fatti) dei sostenitori dell'U.S.Foggia, come nuvola di Fantozzi, aleggia circospetta, a volte sopita ma mai doma, la voce popolare secondo cui ogni squadra in crisi, qualsivoglia giocatore vicino alla designazione ufficiale di "bidone" o "scartone", al cospetto dell'Uesse ritrova vigore, forza, fortuna e punti. E viceversa (si veda il buon vecchio Lulù Luis Airton "Barrosissimo" Oliveira Barroso). Domenica 10 gennaio, al "R. Fadini" di Giulianova, in occasione di Giulianova-Foggia (1-2), il mito è ridiventato realtà.
Il "Deus ex-machina" Giulianova, 10 gennaio, ore 17.00 circa. Ad una stazione di benzina e metano della periferia cittadina, durante la prima sosta del gruppo cui faccio parte, ci si materializza davanti un omino che asserisce di non aver visto una partita del Foggia per 41 anni, e che oggi, dopo tanto attendere, è andato con il figlio perchè questi è amico di quello del Giulianova, "quello là che ha fatto gol". Il signore in questione ci dice di abitare a Macerata. Ordunque, dove la genesi di questa amicizia?
Le indagini Incuriosito, al mio rientro controllo il marcatore giuliese, tale Federico Melchiorri. Luogo di nascita: Treia, provincia di Macerata. E mi addentro...
Esordio col Tolentino (3 anni tra D e la allora C/2) poi...incredibile...e poi tutto normale nuovamente: Poggibonsi, Sambenedettese, Giulianova. 59 presenze 9 gol nelle serie minori. Bottino pessimo. 7 di questi arrivano nel Tolentino, dove "è una delle pedine insostituibili al cospetto di mister Zannini" (Presentazione ad un'intervista per Quelliche.net) Quest'anno, 15 presenze 3 gol, bottino misero.
Il mito consolidato OK, il ragazzo è giovane, si farà. Dei tre gol di questa stagione, uno lo ha segnato domenica, sfruttando un erroraccio di Bindi; un altro, lo ignoro bellamente (la rete non mi aiuta) e il terzo...il terzo, alla seconda di campionato: Foggia-Giulianova 1-1. 2 su 3 al Foggia, ottima media mitologica.
...incredibile... Dopo i 7 gol (in 30 partite) col Tolentino, il nostro approdò a Siena, serie A, vi rimase un anno e mezzo. Giocò poco, 1 minuto di un Empoli-Siena, 20 dicembre 2006. Ecco cosa combinò in quel drammatico minuto, che forse, almeno per me, ne ha segnato la carriera:
"Siena generoso nel finale, ma il tiro di Chiesa all'ultimo secondo, ostacolato da un compagno, il neoentrato Melchiorri, è l'immagine perfetta della serata grigia degli uomini di Beretta". (http://www.repubblica.it/2006/12/sezioni/sport/calcio/serie_a/giornata-17/empoli-siena/empoli-siena.html).
Citando l'amico "Gal'n": Perchè sparare sulla Croce Rossa?

(Nella foto, il Melchiorri con la casacca del Siena. Nell'unico minuto giocato, ha avuto anche il tempo di applaudire. "Monstre")

giovedì 25 giugno 2009

Numeri 4: Salvatore Bagni da Correggio

Ci sono uomini, calciatori, che hanno dimostrato di essere grandi anche (forse soprattutto) fuori dal rettangolo di gioco. E penso subito ad Astutillo Malgioglio. E il calciatore, in questo caso, non si discute. Coppa Italia con l'Inter ('81-'82), accoppiata Scudetto-Coppa Italia col Napoli ('86-'87), 41 presenze e 5 reti con la Nazionale. Non è il calciatore, ad essere sulla gogna. Ma l'uomo. Un uomo, che comunque, va detto, merita di essere compreso. Un figlio morto a soli 3 anni in un incidente stradale, e poi il corpo del piccolo trafugato da sciacalli (legati agli scandali calcistici?) che gli chiesero 300 milioni. Un corpo mai restituito. Solidarietà. Indignazione. Ci mancherebbe. Salvatore Bagni, l'uomo che in un Roma - Napoli fece rompere il gemellaggio allora esistente tra le due tifoserie per via del "famoso gesto dell'ombrello" rivolto alla curva giallorossa. L'uomo che ora è commentatore per la Nazionale italiana affiancando Marco Civoli. Un uomo, che nonostante tutto, è stato in grado di dire ( o non dire) tutto ciò (ascoltate):

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domenica 21 giugno 2009

A volte ritornano

Ci sono volti che non si dimenticano. Che magari, col passare del tempo e loro malgrado, restano imprigionati negli angusti loculi della psiche. Ma che, associati al loro nome, tornano vividi e colorati come non mai. Ci sono denti, criniere, che un appassionato di pallone e personaggi ad esso connessi non possono sfuggire. E loro, i volti e i personaggi, fanno di tutto per ritornare.
Il personaggio in questione l'ha fatto quest'anno con la Pistoiese, senza evitarne la retrocessione (playout persi con il Foligno). Dal 17 febbraio 2009 ne diventa allenatore, ma l'esordio non è molto felice: nonostante il punto guadagnato (1-1) sul difficile campo del Foggia, si fa espellere dopo soli 19 minuti per proteste. Impara l'arte e mettila da parte. Eppure ciò gli è valso un lasciapassare per la stagione 2009-2010, durante la quale sbarcherà a Figline, nel Valdarno fresco di promozione. Il nostro nasce ad Erba (CO), per poi spostare la sua vita in Brianza, come magazziniere in una fabbrica di mobili. Ma, come diceva Frengo e Stop: "All'improvviso l'incoscienza".
La sua vita cambia grazie ad un'amichevole disputata dalla Juventus contro la squadra nella quale militava per hobby, la Caratese (campionato nazionale dilettanti). Il Trap se ne invaghisce, e il suo aspetto equino rimbalza su tutti gli album e gli almanacchi, fino a far terrorizzare calciatori di tutto il mondo, visto il suo approdo in nazionale; a fare spietata concorrenza a omuncoli del calibro di Felice Centofanti e Andrea Silenzi. E indubbiamente, credo, l'ha spuntata lui. Moreno Torricelli.

venerdì 8 maggio 2009

Mario Caruso: più famoso di Vasari

Che tifoso del Foggia sei? Vecchio cuore rossonero.
Che personaggio di Romanzo Criminale? Il Libanese.
Che gruppo musicale del passato? I Guns'n' roses.
Che personaggio storico? La regina Maria Antonietta (?).
Le immense potenzialità di Facebook vanno scandagliate come un pozzo artesiano. Detto senza ironia alcuna, sia beninteso.

Le cinque persone famose nate il tuo stesso giorno.
Non ci avevo mai pensato.
Uno sguardo fuori, oltre la tenda trasparente della camera. Il sole disegna controre sul balcone di fronte. Rare macchine spazzano la strada. Uno sguardo all'orologio. Mancano ancora due ore al prossimo appuntamento lavorativo. Quasi, quasi. Ma si. Click. Condividi. Yes. Click.
La schermata non mi è d'aiuto. Ci sono le classiche cinque caselle vuote. Dovrei già sapere di cosa parlo, mi par di capire. Inserire da solo i personaggi. Caspita. Ma io non conosco gente nata il mio stesso giorno. L'unica è un'amica di Ceska, che però non è famosa. Non ancora, almeno. Ma sono in ballo e ballo.
Google mi rimanda a Wikipedia.
Non sapevo esistesse una pagina per i nati d'ogni singolo giorno. Ora lo so. Mi sono appassionato alla vicenda. È lo scopo di questo primo pomeriggio. Digito: 30 luglio. Click. Eccoli. Giorgio Vasari, pittore. Cazzo, bell'inizio. Ferdinando I de'Medici. Wow, idem. Guglielmo di Baden-Baden. Smorfia facciale, ma uno così così può capitare. Anna Eleonora di Assia-Darmstadt. Anche due. Carlo Archinto. E tre. Scrausi, direbbe mio fratello.
Il minimo. Una serie di perfetti sconosciuti, da Carlo Bellisomi, cardinale classe 1736 a Dipa Nusantara Aidit, politico indonesiano morto nel '65, copre lo spazio di duecento anni. Roba da rivalutare l'amica di Ceska. Accendo una sigaretta, tiro le prime somme: fino agli anni Trenta del Ventesimo secolo, il 30 luglio non è nato nessuno. Nel quiz dovrei inserire Vasari solo perché l'ho sentito nominare più volte di Richard Burdon Haldane, avvocato scozzese della seconda metà dell'Ottocento? O Ferdinando de'Medici, che però si confonde con tutti gli altri Medici, a cominciare dagli svariati Lorenzo e Cosimo, che manco Garcia Marquez? Magari questo Ferdinando non ha scritto neppure una poesia, non ha fatto costruire nessun ponte, non ha condotto il suo esercito in battaglia. Magari passa alla storia come un perfetto idiota. Deluso, affronto la china del Secolo breve. Scorro: Gava, D'Orsi, Giannantoni; gente senz'altro degnissima, luci rigogliose nel firmamento d'una qualche corporazione a me sconosciuta, ma tutti poco utili alla causa. Possibile? Gli occhi accelerano, alla ricerca di un nome che dia lustro alla mia data-anniversario: Nocita, il regista dei Promessi Sposi televisivi, Paul Anka, quello di You are my destiny. Che più famoso di Fedinando dei Medici lo è senz'altro. Poi Golia, Urbani, Hammond. E Schwarzenegger. Attore e politico austriaco (?). Spengo la cicca nel posacenere dello Stock 84. Rimugino. Dovrei scrivere Schwarzenegger? Ma no, è una questione di principio: Andy Luotto non è quello delle Quattro giornate di Napoli. Quello è Nanni Loy. E perché li confondo, allora? Nello Malizia, la riserva di Marconcini nel Perugia degli anni Settanta. Ecco, il vento comincia a girare. Salvatores, il regista, Elio delle Storie tese, persino un cosmonauta russo. Sapevo che la seconda metà del secolo appena trascorso avrebbe riservato qualche sorpresa. Mi rassereno. Un sorso di caffè tiepido nella tazza della Illy. Siamo al 1964, e tra un Fox che avevo scambiato per Samantha e un calciatore di calcetto brasiliano, c'è Jurgen Klinsmann. Ci siamo, sento che ci avviciniamo al colpaccio. Il '65, il '66 di Gannon, chitarrista britannico, il '67 di Riva, hockeysta che nasceva mentre alla Pirelli divampava l'incendio di classe. Suggestioni d'epoca. Per non parlare del '68 di Robert Korzeniowski, atleta polacco. Atleta di non so cosa, ma fa niente. Nel 1969 c'è Palach a Praga e Nixon a Roma. E quando l'uomo ha messo piede sulla luna da nove giorni, apprendo sempre da Wikipedia, vengono al mondo Simon Baker, attore australiano, Gordan Petrić, ex calciatore serbo e un tale Mario Caruso, ex calciatore italiano.

Caruso.

Oddio, penso, ma non sarà per caso quel Caruso. Quello che ricordo io. Frugo il pacchetto di Diana, alla ricerca della seconda sigaretta postprandiale. Uno sguardo all'orologio in basso sul desktop. C'è ancora tempo per approfondire la ricerca. Mario Caruso, nato a Trapani, inizia la sua carriera nella squadra della sua città natale ma viene subito acquistato dal Foggia dove viene allenato anche da Zdenek Zeman. Il rumore dell'accendino, il primo tiro, il fumo sullo schermo. Cazzo, è lui. Mario Caruso. Due gol tra l'Ottantasei e il Novantuno. Il Novantuno. Era nella rosa della promozione in B, dunque. Ed in quella dell'ascesa in A. Santo cielo! Che una cosa è dire: Nunziata-Signori-Fonte, altra cosa è Mario Caruso. Il suo volto mi sfugge. Si somma, come in un identikit sconclusionato, a quello di Abate, di Casale, di Lagrasta, di De Marco, nominato tempo fa a proposito del Parma di Benarrivo. Epica, Santi Numi!,epica! Lo Zaccheria gonfio come un bubbone, il Licata, il Vestuti. L'immaginario complessivo, consunto e consueto di quegli anni che torna a pungermi l'osso sacro, dopo aver fatto un giro atroce, passando per cineasti e filosofi. Immensi vortici del destino. Che ne è stato di Mario Caruso, mi domando, ormai senza poterne più fare a meno. Il Modena, poi il Napoli di Lippi, dove non trova spazio perché in quel 93/94 il Napoli ha una rosa di buoni giocatori. Poi il Parma, dove gioca solo in Coppa Italia. E di nuovo Modena, Lucca, in prestito. Con la maglia del Parma ha vinto la Coppa Uefa. C'è scritto. Caruso, tra gli eroi del 1995 parmense. Scuoto la testa, senza neppure accorgermene. Questo giocatore che confondo con mille altri gregari dell'epoca che tutti dicono d'oro della mia squadra, che ha concluso la sua carriera nel 2004 con la maglia della Maceratese, dopo aver bazzicato Ascoli, Giulianova, Sanbenedettese, Rieti e Vigor Senigallia, è nato il 30 luglio. Ho deciso: è lui il personaggio famoso che inserirò nella prima casella del quiz di Facebook. Mi dico, con giusta ragione. Un premio alla sua costanza, al suo lavoro infaticabile, da mediano alla Ligabue. Arrivare primo, fottere Vasari e Schwarzenegger, Petric e Golia. Un riconoscimento che non è da buttar via; un tributo che mi sento di dare, a questo campione invisibile.

Però poi scopro che anche Selvaggia Lucarelli è nata il mio stesso giorno. E allora, per pochi attimi, vado in crisi. Diviso tra l'omaggio che sento di dovere e l'immagine, che improvvisamente m'è risalita in mente, della blogger. Cazzo, la sera che fece il suo esordio in tv, ad una trasmissione con Gene Gnocchi, tra me e Angelo scattò la telefonata, come solo ai tempi della Imbruglia. Poi, ultimamente, ho visto che è anche dimagrita. Non come la Tommasi, che è scomparsa, che ha perso quanto di statuario la rendeva Tommasi. No, no, no, la Lucarelli è tornata ai fasti di un tempo. Anche di più, se possibile. E allora: Le cinque persone famose nate il tuo stesso giorno. Caruso a ruota. Gregario fino all'ultima pedalata.

di Francesco (www.illaerte.ilcannocchiale.it)

martedì 28 aprile 2009

Un altro se ne è andato...breve ricordo di Franco Rotella


42 anni. Melanoma. Dopo Gianluca Signorini e Fabrizio Gorin, scompare prematuramente un altro ex calciatore del Genoa. Già Marco Petrini, nel libro "Nel fango del Dio pallone", parlava di abusi di strane sostanze quando militava nel Genoa, alla fine degli anni '70. Il decesso potrebbe essere dovuto a cause legate all’uso di particolari farmaci o alla presenza di sostanze tossiche. Il pubblico ministero di Torino Raffaele Guariniello, che da tempo indaga sulle morti sospette nel calcio, ha chiesto la sua cartella clinica per ulteriori indagini. L'ombra falciforme della S.L.A. e delle malattie ad essa legata, resta sospesa sulle nostre teste, e su quelle di altri calciatori senz'altro sempre più spaventati, per dei rischi che mai avrebbero paventato. Dal 1983 al 1985, poi un anno nella società di Ferrara, la S.P.A.L., quindi fino al 1990: questo il lungo rapporto del genoano Rotella con i colori del Grifone. 82 presenze, 4 reti...il suo score complessivo. Per il resto, Triestina, Atalanta (con cui ha ottenuto una promozione in serie A), Pisa e per chiudere Imperia. Terminata la carriera da calciatore, ritorna nella sua città natale Genova dove trasmette la sua passione per il calcio a ragazzi e bambini diventando responsabile tecnico della scuola calcio e del settore giovanile degli Emiliani, società di calcio genovese. Ci ha lasciati lunedi 20 aprile.

giovedì 9 aprile 2009

Numeri 1: Certi geni non passano inosservati

Premesso che spero che il dibattito su Lorieri e le idee proposte nei commenti del precedente post non evaporino come neve al sole...(comprendo comunque che ci sono cose più serie a cui pensare)...Intanto, visto che eravamo in tema di portieri, mi sono ricordato di avere questa chicca...sarei uno stolto a non mostrarvela, farei un danno all'umanità...e si sa, la cultura va diffusa gratuitamente
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martedì 7 aprile 2009

Numeri 1: Fabrizio Lorieri da Massa


Ci sono portieri che, pur non meritandolo, vincono. Per fortuna, scaltrezza, furfanteria. Esempi? Stefano Tacconi, Andrea Pazzagli, Christian Abbiati su tutti.
Ce ne sono altri, che pur meritandolo, hanno vinto un beato nulla. Fabrizio Lorieri è stato uno di questi. Perchè si sa, il portiere è l'ultimo baluardo di una squadra di calcio; è pur vero, d'altronde, che se oltre al baluardo ci sono dei caproni, non tutte le ciambelle riusciranno col buco. E' il caso del suo quadriennio ascolano, condito da due retrocessioni ovvie in B (in un caso trattavasi dell'Ascoli che fece peggio della Cremonese '91-'92. Prese 67 gol in 33 partite, anche perchè la linea difensiva annoverava pescatori del calibro di Antonio Aloisi, Luca Marcato e Rosario Pergolizzi...oltre al ridicolo Patrick Vervoort in mediana) e una promozione. Portiere estremamente sfortunato, se si considera che il fu professor Scoglio, nel Genoa del 2001, gli preferì in ben 5 occasioni lo scarnissimo e scarsissimo portiere tunisino Chokri El Ouaer (il quale fu immediatamente e non a torto rispedito in patria, subito dopo le dimissioni del Prof.). Grande promessa del calcio italiano degli anni '80, in pochi hanno creduto, sbagliando, in lui. Era dell'Inter, ma c'era il ragno Zenga. Così, pur di giocare, il buon Fabrizio, agile e longilineo, se ne andò a Piacenza in C1 e l'anno seguente (per 4 stagioni) al Torino in A, scamazzandosi con Luca Marchegiani e il baffuto quanto anonimo Renato Copparoni, per dieci interminabili anni secondo o terzo portiere granata (collezionò appena 21 presenze).
Visse il suo triennio di gloria in Salento, contribuendo a portare il Lecce dalla C1 alla A...ma la storia insegna. Il Lecce '97-'98, che si riaffaccia in massima serie, oltre al buon Lorieri (che ne prende 68 in 33 faticosissime gare) fa scendere in campo mestieranti occasionali quali Michael Hatz, Jean-Pierre Cyprien, Paolo Annoni e Giuseppe Baronchelli, un anzianissimo Giuseppe Giannini, nonchè gli inutili frombolieri Atelkin, Danny Dichio, Iannuzzi e De Francesco. La retrocessione è ovvia oltrechè un dovere morale. Finale di carriera in calando per il massese Fabrizio, che chiude nel Cuoiopelli Cappiano, per poi diventare il secondo di Gigi Cagni all'Empoli.
Uomo fedele al proprio credo, partecipa a corsi di formazione e preparazione per giovani portieri, nella speranza che questi nuovi virgulti non incappino in difese balorde quali quelle che il nostro eroe ha dovuto sopportare per un'intera carriera.


In sincerità, quanti di voi individuarono il portiere in questione nella copertina di quest'album Panini? Io lo sospettavo, ma il dubbio mi divideva tra Lorieri e Davide Micillo...

venerdì 3 aprile 2009

L’insostenibile leggerezza di quella Cremonese

Finì penultima e non passerà di certo alla storia. Ma la Cremonese del 91/92 aveva un suo fascino, una propria mediocrità tutta speciale. Forse per via di quei capelloni ricci e zazzeruti che vestivano la sua celebre casacca grigio “pigiama” su rosso “kitch” (in quella stagione esaltata dall’inedito sponsor “Costruzioni Andreotti”). Come Gigi Gualco (bandiera grigio-rossa), Ruben Pereira (fumosa mezzala di Montevideo cui immediatamente soffiò la maglia il giovanissimo Lombardini) e il sempre dimenticato Alviero Chiorri (ala mancina da mezzo gol a campionato). O forse per quel Michelangelo Rampulla, futuro secondo portiere ad oltranza della Juve, il quale svettò di testa in un clamoroso Cremonese - Atalanta, al novantesimo, pareggiando il vantaggio bergamasco ed entrando nella storia dei portieri goleador. Chissà.
Ad ogni modo, all’allora presidente Domenico Luzzara non va negato il coraggio di aver creduto nei giovani, forse anche troppo. Mauro Bonomi (una buona carriera tra Lazio e Napoli), Beppe Favalli (nazionale col Trap e ancora oggi al Milan) e Dario Marcolin (esperto “8” della Lazio) furono soltanto alcuni dei ventenni lanciati in prima squadra quell’anno. A loro si aggiungono il succitato Lombardini (poi “evaporato in una nuvola rossa…” come direbbe Faber) e il bravo Riccardino Maspero, che molti ricorderanno in una successiva “Cremonese champagne” targata Fascetti e Tentoni. A controbilanciare, e troppo, questo gruppetto di buone promesse c’era un’orda di vecchietti che pensò male di svernare gli ultimi anni di carriera in quella “leggiadra” Cremona, affossandola nel fondo della classifica. Gente come Corrado Verdelli (ex Inter), il baffuto Piccioni, l’imbalsamato Gigi Garzilli e il falloso Agostino Iacobelli. Il gap fu, per l’appunto, insostenibile.
E a nulla servì il solito apporto del bomber Gustavo Abel Dezotti, 9 reti quell’anno, nazionale argentino con Maradona e Caniggia. Né le 4 misere reti dello sloveno Florijancic (finì alla Fidelis Andria qualche stagione dopo), o le buone progressioni di Giandebiaggi. Peggio di quella Cremonese fece solo l’Ascoli, con 14 punti. E la B, inesorabile e matematica, arrivò molto prima della fine della stagione.

di Alessandro Galano

Nella foto: l'emblematico Enrico Piccioni. Si può notare, bellamente, il discutibile sponsor di cui nell'articolo.