martedì 28 aprile 2009

Un altro se ne è andato...breve ricordo di Franco Rotella


42 anni. Melanoma. Dopo Gianluca Signorini e Fabrizio Gorin, scompare prematuramente un altro ex calciatore del Genoa. Già Marco Petrini, nel libro "Nel fango del Dio pallone", parlava di abusi di strane sostanze quando militava nel Genoa, alla fine degli anni '70. Il decesso potrebbe essere dovuto a cause legate all’uso di particolari farmaci o alla presenza di sostanze tossiche. Il pubblico ministero di Torino Raffaele Guariniello, che da tempo indaga sulle morti sospette nel calcio, ha chiesto la sua cartella clinica per ulteriori indagini. L'ombra falciforme della S.L.A. e delle malattie ad essa legata, resta sospesa sulle nostre teste, e su quelle di altri calciatori senz'altro sempre più spaventati, per dei rischi che mai avrebbero paventato. Dal 1983 al 1985, poi un anno nella società di Ferrara, la S.P.A.L., quindi fino al 1990: questo il lungo rapporto del genoano Rotella con i colori del Grifone. 82 presenze, 4 reti...il suo score complessivo. Per il resto, Triestina, Atalanta (con cui ha ottenuto una promozione in serie A), Pisa e per chiudere Imperia. Terminata la carriera da calciatore, ritorna nella sua città natale Genova dove trasmette la sua passione per il calcio a ragazzi e bambini diventando responsabile tecnico della scuola calcio e del settore giovanile degli Emiliani, società di calcio genovese. Ci ha lasciati lunedi 20 aprile.

giovedì 9 aprile 2009

Numeri 1: Certi geni non passano inosservati

Premesso che spero che il dibattito su Lorieri e le idee proposte nei commenti del precedente post non evaporino come neve al sole...(comprendo comunque che ci sono cose più serie a cui pensare)...Intanto, visto che eravamo in tema di portieri, mi sono ricordato di avere questa chicca...sarei uno stolto a non mostrarvela, farei un danno all'umanità...e si sa, la cultura va diffusa gratuitamente
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martedì 7 aprile 2009

Numeri 1: Fabrizio Lorieri da Massa


Ci sono portieri che, pur non meritandolo, vincono. Per fortuna, scaltrezza, furfanteria. Esempi? Stefano Tacconi, Andrea Pazzagli, Christian Abbiati su tutti.
Ce ne sono altri, che pur meritandolo, hanno vinto un beato nulla. Fabrizio Lorieri è stato uno di questi. Perchè si sa, il portiere è l'ultimo baluardo di una squadra di calcio; è pur vero, d'altronde, che se oltre al baluardo ci sono dei caproni, non tutte le ciambelle riusciranno col buco. E' il caso del suo quadriennio ascolano, condito da due retrocessioni ovvie in B (in un caso trattavasi dell'Ascoli che fece peggio della Cremonese '91-'92. Prese 67 gol in 33 partite, anche perchè la linea difensiva annoverava pescatori del calibro di Antonio Aloisi, Luca Marcato e Rosario Pergolizzi...oltre al ridicolo Patrick Vervoort in mediana) e una promozione. Portiere estremamente sfortunato, se si considera che il fu professor Scoglio, nel Genoa del 2001, gli preferì in ben 5 occasioni lo scarnissimo e scarsissimo portiere tunisino Chokri El Ouaer (il quale fu immediatamente e non a torto rispedito in patria, subito dopo le dimissioni del Prof.). Grande promessa del calcio italiano degli anni '80, in pochi hanno creduto, sbagliando, in lui. Era dell'Inter, ma c'era il ragno Zenga. Così, pur di giocare, il buon Fabrizio, agile e longilineo, se ne andò a Piacenza in C1 e l'anno seguente (per 4 stagioni) al Torino in A, scamazzandosi con Luca Marchegiani e il baffuto quanto anonimo Renato Copparoni, per dieci interminabili anni secondo o terzo portiere granata (collezionò appena 21 presenze).
Visse il suo triennio di gloria in Salento, contribuendo a portare il Lecce dalla C1 alla A...ma la storia insegna. Il Lecce '97-'98, che si riaffaccia in massima serie, oltre al buon Lorieri (che ne prende 68 in 33 faticosissime gare) fa scendere in campo mestieranti occasionali quali Michael Hatz, Jean-Pierre Cyprien, Paolo Annoni e Giuseppe Baronchelli, un anzianissimo Giuseppe Giannini, nonchè gli inutili frombolieri Atelkin, Danny Dichio, Iannuzzi e De Francesco. La retrocessione è ovvia oltrechè un dovere morale. Finale di carriera in calando per il massese Fabrizio, che chiude nel Cuoiopelli Cappiano, per poi diventare il secondo di Gigi Cagni all'Empoli.
Uomo fedele al proprio credo, partecipa a corsi di formazione e preparazione per giovani portieri, nella speranza che questi nuovi virgulti non incappino in difese balorde quali quelle che il nostro eroe ha dovuto sopportare per un'intera carriera.


In sincerità, quanti di voi individuarono il portiere in questione nella copertina di quest'album Panini? Io lo sospettavo, ma il dubbio mi divideva tra Lorieri e Davide Micillo...

venerdì 3 aprile 2009

L’insostenibile leggerezza di quella Cremonese

Finì penultima e non passerà di certo alla storia. Ma la Cremonese del 91/92 aveva un suo fascino, una propria mediocrità tutta speciale. Forse per via di quei capelloni ricci e zazzeruti che vestivano la sua celebre casacca grigio “pigiama” su rosso “kitch” (in quella stagione esaltata dall’inedito sponsor “Costruzioni Andreotti”). Come Gigi Gualco (bandiera grigio-rossa), Ruben Pereira (fumosa mezzala di Montevideo cui immediatamente soffiò la maglia il giovanissimo Lombardini) e il sempre dimenticato Alviero Chiorri (ala mancina da mezzo gol a campionato). O forse per quel Michelangelo Rampulla, futuro secondo portiere ad oltranza della Juve, il quale svettò di testa in un clamoroso Cremonese - Atalanta, al novantesimo, pareggiando il vantaggio bergamasco ed entrando nella storia dei portieri goleador. Chissà.
Ad ogni modo, all’allora presidente Domenico Luzzara non va negato il coraggio di aver creduto nei giovani, forse anche troppo. Mauro Bonomi (una buona carriera tra Lazio e Napoli), Beppe Favalli (nazionale col Trap e ancora oggi al Milan) e Dario Marcolin (esperto “8” della Lazio) furono soltanto alcuni dei ventenni lanciati in prima squadra quell’anno. A loro si aggiungono il succitato Lombardini (poi “evaporato in una nuvola rossa…” come direbbe Faber) e il bravo Riccardino Maspero, che molti ricorderanno in una successiva “Cremonese champagne” targata Fascetti e Tentoni. A controbilanciare, e troppo, questo gruppetto di buone promesse c’era un’orda di vecchietti che pensò male di svernare gli ultimi anni di carriera in quella “leggiadra” Cremona, affossandola nel fondo della classifica. Gente come Corrado Verdelli (ex Inter), il baffuto Piccioni, l’imbalsamato Gigi Garzilli e il falloso Agostino Iacobelli. Il gap fu, per l’appunto, insostenibile.
E a nulla servì il solito apporto del bomber Gustavo Abel Dezotti, 9 reti quell’anno, nazionale argentino con Maradona e Caniggia. Né le 4 misere reti dello sloveno Florijancic (finì alla Fidelis Andria qualche stagione dopo), o le buone progressioni di Giandebiaggi. Peggio di quella Cremonese fece solo l’Ascoli, con 14 punti. E la B, inesorabile e matematica, arrivò molto prima della fine della stagione.

di Alessandro Galano

Nella foto: l'emblematico Enrico Piccioni. Si può notare, bellamente, il discutibile sponsor di cui nell'articolo.